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    Scozia, cosa fare in 4 giorni

    2021-04-16 13:30

    Sara

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    Scozia, cosa fare in 4 giorni

    Scozia in 4 giorni Il mio amore per la Scozia è nato molto tempo prima di andarci: è nato quando ho iniziato a leggere la saga di Outlander. La saga r

     

     

     

    Scozia in 4 giorni

    Il mio amore per la Scozia è nato molto tempo prima di andarci: è nato quando ho iniziato a leggere la saga di Outlander. La saga racconta di una ragazza che viene magicamente portata indietro nel tempo attraverso un cerchio di pietre e si ritrova nella Scozia del XVIII secolo. Sono libri che mi hanno fatto sognare innumerevoli volte, immaginando dei paesaggi meravigliosi.

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    Questo viaggio è stato cercato, voluto fortemente e condiviso con il nostro gruppo di amici viaggiatori, tutto organizzato nel minimo dettaglio. Avevamo solo 4 giorni per esplorarla, ma li abbiamo sfruttati al 100%. Conto di tornarci per vederla ancora meglio, ma nel frattempo vi racconto questa stupenda avventura in un Paese che mi ha conquistato fin da quando sono scesa dall’aereo.

    Atterrati ad Edimburgo a mezzogiorno del giorno di Pasqua, ci ha accolto un sole accecante e una temperatura calda insolita per la stagione. Felici di questo clima quasi estivo, prendiamo il nostro pullman che in circa 20 minuti ci porta in centro città.

    Il nostro hotel, il Travelodge Edinburgh central, non è forse un tipico B&B scozzese, ma con un prezzo economico ci offre tutti i comfort: una camera spaziosa e pulita, posizione centralissima e, come scopriremo la mattina seguente, un’ottima e abbondante colazione. Consigliatissimo se si vuole risparmiare senza rinunciare a nulla.

    Scarichiamo i bagagli e partiamo alla scoperta di questo posto tutto nuovo.

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    Iniziamo dal Royal Mile, la via centrale della Old Town, la città vecchia, il fulcro di Edimburgo. E’ una strada davvero bellissima, dove si affacciano edifici storici uno dopo l’altro e mi sembra già di essere tornata indietro di secoli. Me ne innamoro immediatamente: è la tipica città non troppo grande, che offre tutto ma non rinuncia alla sua storia e tradizione. Veniamo infatti subito accolti dalla musica tipica con la cornamusa che fuoriesce da qualche pub o che viene suonata da qualche suonatore di strada, che ci regala allegria e l’emozione di sentirci perfettamente a nostro agio.

    Il Royal Mile collega il Castello di Edimburgo all’altro grande palazzo della città, Holyroodhouse Palace.

    Percorriamo questa via con calma e spensieratezza, fermandoci ogni tanto in qualche negozietto, fino ad arrivare alla Cattedrale di Sant’Egidio, la principale della città. L’attuale chiesa risale al XIV secolo ma le prime fondamenta addirittura al XIX secolo. Lo stile è gotico e si staglia maestosa sullo skyline di Edimburgo, a ricordarne il passato medievale. L’interno però è quello che stupisce di più: enormi vetrate colorate circondano il visitatore con le loro storie di Sant’Andrea e lo meravigliano con i colori sgargianti e la tecnica straordinaria. Atmosfera medievale e luce soffusa. Ne resto affascinata.

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    Arriviamo quasi alla fine della strada e ci imbattiamo in un museo del tutto particolare: la Camera Obscura, non certo la prima attrattiva che viene in mente in questa città, ma ci buttiamo. Scopriamo che non è solo una serie di illusioni ottiche, ma anche un edificio storico che contiene un periscopio della metà del XIX secolo! Questo permette di vedere in tempo reale immagini della città attraverso una serie di riflessi che dall’esterno portano le immagini sopra un disco bianco presente all’interno del museo. Una vera e propria magia per l’epoca! Finiamo il giro tra specchi deformanti, labirinti a specchio, giochi di luce e colori, illusioni ottiche di ogni tipo che fanno divertire i nostri bambini come dei matti!

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    Si è fatta ora di cena e scopriamo che trovare un pub dove sono accettati anche i bambini dopo le 19 non è affatto facile. Questo vale per tutto il Regno Unito, con orari leggermente diversi a seconda della località. In effetti abbiamo fatto tardi, ma il bello del viaggiare è anche questo: perdersi a visitare posti non previsti, anche se si rischia di non cenare! Alla fine ci “accettano” al pub Byron, un posticino carino dove mangiamo ottimi hamburger. Consigliato.

     

    Il giorno seguente lo dedichiamo all’esplorazione di tutto il resto di Edimburgo.

    Cominciamo dalla visita al Castello, prenotata con molto anticipo per non rischiare di rimanere fuori (il periodo pasquale è molto richiesto) e per poter incastrare al meglio tutti i nostri piani.

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    Sazi della nostra abbondante colazione, entriamo in questo luogo ricco di storia. Ci consegnano le audioguide in italiano (anche per i bimbi) e si parte! E’ una visita molto interessante e istruttiva per tutti, oltre ogni aspettativa. Il castello e la collina sul quale è costruito hanno una storia lunga quasi 3000 anni, molto travagliata.

    Ci sono varie aree all’interno da visitare: tra queste i gioielli della corona, cioè i cosiddetti "Honours of Scotland"composti dalla Corona, la Spada dello Stato e lo Scettro, che si conservano in perfetto stato e sono gli oggetti reali più antichi della cristianità. Potrete inoltre esplorare le prigioni, o la cappella di Santa Margherita. Troverete anche una pietra particolare: la “pietra del destino”, sulla quale venivano incoronati i re scozzesi, quindi un simbolo molto importante per questo Paese. La pietra fu rubata dal Re Eduardo I d’Inghilterra nel 1296 e rimase a Londra per 700 anni. Solo nel 1996, l’oggetto-simbolo ritornò in Scozia.

    C’è anche un cannone molto speciale nei cortili di questo castello: ogni giorno (tranne la domenica) all’una in punto il generale di artiglieria spara un colpo, a ricordo di una tradizione del 1861.

    La visita per noi (famiglia di 2 adulti e 2 bimbe) costa 50 £, ma assolutamente ben spese. Consiglio sempre di prenotare in anticipo in modo da evitare inutili attese all’ingresso.

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    Ci dirigiamo verso la seconda tappa della giornata, il Museo degli Scrittori, dedicato ai tre scrittori principali della Scozia: Sir Walter Scott, Robert Burns e Robert Louis Stevenson. Ad ingresso gratuito, si trova all’interno di una bellissimo edificio storico risalente al XVII secolo. Le vite dei tre scrittori sono narrate all’interno di un percorso espositivo che si snoda tra manoscritti, libri, ritratti ed oggetti personali. Sembra di tornare indietro nel tempo, l’interno è ben conservato e ci trasmette un senso di austerità e grandezza.

    Puntatina a Victoria Street dove ammiriamo i coloratissimi edifici e mangiamo un panino velocemente, per poi proseguire a visitare l’altro grande palazzo di Edimburgo: Holyroodhouse Palace, la splendida residenza di Mary of Scotland. Ho letto libri, visto film e serie tv su Mary, per cui sono emozionata ed eccitata all’idea di poggiare i piedi dove lei stessa ha vissuto. Mary Stuart è un personaggio storico che ammiro moltissimo, per la sua forza, il suo coraggio e la sua tenacia nonostante la vita le abbia riservato solo tragedie. La sua stessa morte è stata tragica, ma lei non ha mai smesso di lottare e combattere, perfino durante gli ultimi 20 anni vissuti in carcere.

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    Purtroppo all’interno del Palazzo non è possibile scattare fotografie, ma forse proprio per questo è stata una visita goduta davvero in pieno, con le nostre usuali audioguide che ci spiegano aneddoti e curiosità man mano che proseguiamo il percorso nelle sale. L’atmosfera è quasi “sacra”: tutto sembra lasciato come quando ci viveva la Regina, perfino la famosa macchia di sangue del suo presunto amante, ucciso da una cospirazione nelle sue stesse stanze.

    L’esterno è altrettanto suggestivo, con i giardini rigogliosi e i resti della cappella che regalano un’aurea antica e intoccabile all’intero complesso. E’ una di quelle visite che ti lasciano estasiato, meravigliato e quasi sembra di disturbare la privacy di un passato misterioso quanto affascinante. E provi a fare meno rumore possibile per rispetto verso questa grande Regina di un regno che forse non è mai stato suo.

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    E’ ancora presto e abbiamo ancora due tappe da fare. La prima è Calton Hill, la collina da cui si può ammirare un magnifico panorama della città dall’alto. La raggiungiamo in circa 15 minuti di passeggiata e scattiamo foto stupende che vanno ad arricchire il nostro album dei ricordi.

    Ultima tappa della giornata: Princess Street, per un breve shopping nella via famosa per gli acquisti.

    Ma anche qui ci concediamo una piccola sosta storica, per il monumento dedicato a sir Walter Scott, vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800 e considerato il padre del romanzo storico.

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    Andiamo poi a cenare in un pub con una storia molto particolare: il Greyfriars Bobby. Questo locale è dedicato ad un cane molto speciale, Bobby. La sua storia è commovente, perché dopo la morte del padrone, avvenuta nel 1858, Bobby passò i 14 anni successivi a visitare quotidianamente la sua tomba. Gli abitanti di Edimburgo si presero cura di lui per tutto il resto della sua vita e ancora oggi è considerato un eroe.

    E’ sepolto al cimitero Greyfriar e la sua tomba è tutt’oggi visitabile. Noi abbiamo preferito immortalare la sua statua, che si trova davanti al pub a lui dedicato, che tra l’altro è family friendly.

    Altro locale assolutamente da non perdere per gli amanti di Harry Potter (come me!) è l’Elephant House, situato in una via trasversale a Royal Mile, quindi centralissimo. In questo pub veniva quotidianamente J.K. Rowling che per ore e ore scriveva e immaginava le storie del suo primo romanzo: Harry Potter e la pietra filosofale. Per me è un’emozione unica sapere che qui è nata la mia saga preferita, che mi ha fatto divertire, commuovere, sognare.

    Edimburgo è una città non troppo grande, come piace a me, che con la sua storia, la sua musica, i suoi abitanti, le sue tradizioni mi ha conquistata totalmente e mi ha regalato la sensazione di sentirmi davvero a casa.

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    Terzo giorno: si parte per le Highlands! E’ forse una pazzia, per i tanti chilometri che percorreremo ma saremo ripagati dal meraviglioso panorama che ci aspetta. Noleggiata l’auto direttamente alla stazione di Edimburgo (prenotata in anticipo tramite internet), partiamo di buon mattino e dopo circa 250 km arriviamo a Inverness, porta delle Highlands.

    Già per strada paesaggi strepitosi ci circondano: colline, immensi prati verdi, laghetti a non finire, mucche e pecore al pascolo. Una gioia per gli occhi e per i nostri animi così carichi di aspettativa.

    Parcheggiamo e andiamo a fare una passeggiata in centro: Inverness è un piccolo paese molto caratteristico, che ci accoglie con il sole e ci circonda di edifici storici molto carini.

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    Ci fermiamo in un pub per il pranzo e mangiamo un ottimo fish & chips. Ripartiamo però subito dopo per raggiungere Lochness, dove abbiamo prenotato una minicrociera sul lago.

    I nostri tempi sono sempre perfettamente calcolati...o quasi! Arriviamo infatti 5 minuti prima della partenza ma non trovando parcheggio, perdiamo il battello. Fortunatamente ci fanno recuperare con la partenza successiva, un’ora dopo. Poco male, ne approfittiamo per rilassarci sulla riva del lago, scattare foto e assorbire tutta l’energia che questa natura ci sta dando. Tutta l’energia di un luogo mitico, storico, bellissimo. Credo sia stato il momento più appagante di questo viaggio, derivato da un imprevisto, senza il quale non avremmo potuto capire quanto sia magico questo posto.

    Mi sento in pace con il mondo, qui, con la famiglia, gli amici, il sole, una natura stupenda.

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    Quando arriva il momento di imbarcarci, i bambini sono carichissimi perché stanno per vedere il famoso mostro Nessie! Ancora adesso giurano di averlo avvistato!

    La minicrociera, prenotata on line con la compagnia Jacobite tour, dura circa 1 ora e ci porta ad osservare molto da vicino il famoso castello di Urquhart. La storia di questo castello è poco nota e ciò che rimane risale al periodo tra il XIII e il XVI secolo, ma l’impianto originario è sicuramente più antico. Le truppe britanniche lo fecero esplodere nel 1692 per evitare che i giacobiti ne prendessero possesso.

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    Oggi è un rudere ma si affaccia direttamente sul lago e regala scorci unici e meravigliosi, che ne fanno uno dei castelli più visitati della Scozia. La nostra imbarcazione si avvicina e ci permette di osservarlo meglio. Rimaniamo incantati da questo luogo così suggestivo, misterioso e antico e continuiamo ad ammirarlo in silenzio mentre ci allontaniamo lentamente.

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    Finita la crociera, è ora di avviarci per il ritorno ma c’è tempo per un’ultima tappa: la valle di Glencoe. Per gli appassionati di Harry Potter, sappiate che qui sono state girate alcune scene dei film, dove si vede la capanna di Hagrid!

    15 chilometri all’interno di un paesaggio di origine vulcanica, considerato il panorama più bello delle Highlands. Lo percorriamo in auto fermandoci in un paio di punti panoramici tanto belli da togliere il fiato ed entriamo in contatto con la Scozia più autentica, più selvaggia, primordiale. Proprio qui si consolida definitivamente il mio amore per questa terra.

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    Glencoe è tristemente famosa per una crudele strage compiuta dal Clan dei Campbell ai danni del Clan McDonald, che li avevano ospitati come consuetudine nelle Highland. I Campbell a tradimento uccisero 38 persone nella notte, ma altre riuscirono fortunatamente a fuggire.

    L’episodio è ricordato da una canzone di un gruppo rock scozzese, i Nazareth: 1692 Glencoe Massacre.

    Ci fermiamo infine a cenare in una locanda che spunta in mezzo al nulla e che come sempre ci serve ottimo cibo. Arriviamo ad Edimburgo quasi a mezzanotte, stanchissimi ma pienamente paghi delle bellezze viste oggi.

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    L’ultimo giorno lo dedichiamo a 2 castelli non lontani da Edimburgo. E’ stata l’unica giornata nuvolosa e fredda del viaggio, ma siamo contenti di poter assaporare anche il tipico clima scozzese.

    Tardiamo un po’ ma arriviamo al Tantallon Castle in tarda mattinata ed è amore a prima vista. Questo castello ci ha letteralmente rubato il cuore, non tanto per la costruzione in sé, quanto per il luogo in cui si trova.

    La sua costruzione risale al XIV secolo, ma nel corso della sua storia venne distrutto ben due volte e cadde in rovina, fino a quando è diventato parte della rete di siti storici protetti da Historic Scotland. Dopo aver pagato il biglietto, entriamo nell’area e percorriamo l’enorme spazio erboso che in parte ci nasconde la vista del castello. Attraversiamo un piccolo ponte e la finalmente vediamo interamente la costruzione: in rovina, ma quasi il cuore mi scoppia in petto per l’emozione di una simile vista.

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    Ci avviciniamo e passiamo il fossato, esploriamo le mura, lo attraversiamo e ci troviamo a strapiombo su una scogliera. Il prato verde brillante, il vento che soffia forte, il mare agitato, i fiori che spuntano qua e là di un colore giallo acceso e alle nostre spalle quel che resta di questo magnifico castello. Abbiamo tutti un sorriso felice, sul viso e dentro di noi. E’ fantastico, ci sentiamo entusiasti, meravigliati, sereni e la vista è qualcosa di indescrivibile.

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    I bambini si rotolano nell’erba, saltano, corrono, esplorano, urlano e ridono: ci siamo solo noi e altre 3 o 4 persone e questo rende il tutto ancora più magico. Ci innamoriamo così tanto di questo luogo che ci sediamo, ammiriamo il mare, passeggiamo, scattiamo foto, saliamo sulla torre per una veduta ancora migliore. Non ci accorgiamo che è già ora di proseguire e così salutiamo questo castello meraviglioso con un velo di malinconia e ci spostiamo per il pranzo. E anche qui, la magia.

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    Arriviamo a North Berwick, un paesino di mare tipico scozzese a pochi minuti da Tantallon, che ci regala il pranzo più bello del viaggio. Parcheggiamo in paese e passeggiamo in riva al mare, il paesaggio nuovamente ci stupisce per la sua bellezza e unicità e ci sentiamo sempre più appagati.

    Ci fermiamo a pranzare al Rocketeer Restaurant che si affaccia sul mare e con le sue enormi vetrate offre una vista mozzafiato. Il cibo è eccezionale e non vorremmo mai andare via, per l’atmosfera tipica e calorosa che si respira qui, con le torte fatte in casa e il trattamento davvero accogliente.

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    Ma abbiamo un’ultimissima tappa da fare, il Blackness Castle. Costruito nel XV secolo, nei secoli servì diverse funzioni, da fortezza reale, a prigione, ad accampamento. Durante la prima guerra mondiale divenne deposito di munizioni ma dal 1918 fu aperto ai turisti. Dopo un’attenta ristrutturazione, oggi ha di nuovo il suo aspetto di fortezza originaria.

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    Soprannominato “the ship that never sailed” (la nave che non salpò mai) per la sua caratteristica forma, il castello è stato set cinematografico numerose volte, prima fra tutte quella per la serie tv Outlander, di cui sono grande fan. E’ proprio qui che il protagonista Jamie è stato incarcerato e ha rischiato di morire.

    Riusciamo purtroppo a visitarlo solo esternamente, ma anche qui il panorama che ci si presenta ci basta: direttamente affacciato sul mare, circondato da prati verdeggianti, le onde che si stagliano sulle rocce. Insomma, un bel modo di salutare la Scozia.

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    Ci avviamo verso l’aeroporto un po’ tristi, perché avremmo voluto vedere di più, perché l’amore per questo Paese ci ha conquistati, perché la magia dei luoghi visitati ci è entrata nel cuore e sappiamo che ci mancherà, almeno finché non riusciremo a tornare. Ma siamo felici, per avere avuto l’opportunità di poter finalmente visitare posti che finora avevamo solo immaginato.

    E come succede molte volte quando si viaggia, la realtà ha superato la nostra immaginazione.

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