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    Gita a Parma e Castello di Torrechiara

    2021-06-28 13:00

    Sara

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    Gita a Parma e Castello di Torrechiara

    Parma è una piccola città ricca di arte e di storia. E allora perché non fare una bella gita fuori porta per visitarla?

     

     

     

    Gita a Parma e Castello di Torrechiara

     

     

    Parma è una piccola città ricca di arte e di storia. E allora perché non fare una bella gita fuori porta per visitarla? Ma dato che non ci accontentiamo mai, abbiniamoci anche la visita di un castello!

    Il circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza ne è pieno, basta solo sceglierlo…

    E allora dopo un paio di domeniche dedicate al contatto con la natura, decidiamo di dedicarci all’arte e alla storia.

    Scegliamo Parma perché volevamo andarci prima del lockdown. Io l’ho già vista durante il primo anno di Università, quando per l’esame di storia dell’arte medievale dovevo portare un intero modulo dedicato al Battistero della città. Ma sono passati un po’ di anni e, complice la mia memoria non proprio da elefante, avevo bisogno di una bella rinfrescata!

    Aggiungiamo uno stop al Castello di Torrechiara, che invece inseguo da tempo e che vorrei tanto vedere. Chiamo, prenoto la visita del Castello e poi quella del Battistero. Ma c’è tanto da vedere a Parma e anche se non avremo moltissimo tempo prenoto anche la visita al complesso della Pilota.

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    Partiamo di buon mattino, direzione Langhirano, a 18 km da Parma, dove si trova la nostra prima meta. Lasciamo l’auto al parcheggio e cominciamo la piccola passeggiata in salita che ci porta all’ingresso: il Castello si staglia maestoso in cima ad una collinetta, come a voler controllare il territorio circostante. Sono le 10 del mattino e c’è ancora pochissima gente, ma all’entrata ci comunicano che abbiamo solo mezz’ora per visitarlo per via delle restrizioni del Covid, per evitare assembramenti. Ci sembra poco, ma ce lo facciamo bastare.

    Torrechiara fu costruito tra il 1448 e il 1460 dal conte Pier Maria Rossi come struttura difensiva, sul sito dove era già stata presente un’edificazione medievale. Il conte era un uomo molto importante nella sua epoca: amante delle arti e della letteratura, fu spesso paragonato a Lorenzo il Magnifico. Ma egli fece costruire il castello anche come nido d’amore per lui e la sua amante Bianca Pellegrini. Erano entrambi sposati ma follemente innamorati l'uno dell'altra.

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    E questo amore è celebrato in ogni stanza del maniero, attraverso i bellissimi affreschi che adornano le pareti e che stupiscono il visitatore quando varca la soglia d’ingresso.

    E’ un tripudio di colori, attribuito a Benedetto Bembo, e ogni stanza è un susseguirsi di scene, quasi come in un film, dove la protagonista compie questo viaggio d’amore tra le terre del feudo del suo amato. E’ il coronamento di un sogno, il sogno di due persone che vogliono solo stare insieme. Un’opera d’arte poco conosciuta ma che lascia a bocca aperta lo spettatore, che in ogni stanza si scopre sempre più ammaliato da tanta bellezza…

    Le stanze non sono più ammobiliate, ma non serve perché la meraviglia di fronte a questo mondo di colori e di oro è stupefacente.

    La Camera d’Oro è una delle più belle e la camera da letto dei due innamorati.

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    Sembra che proprio qui, nelle notti di luna piena, il fantasma di Bianca, la bella duchessa, si aggiri in cerca del suo innamorato mandando un bacio a chiunque riesca a vederla... Un castello degno di una fiaba, dove sognare è consentito e il tutto è ancora più bello quando ci si affaccia da uno dei cortili e si gode il panorama delle colline parmensi, verde ed infinito

    Il castello è considerato ancora oggi come uno degli esempi meglio riusciti e meglio conservati dell’architettura di questo tipo in Italia, ma anche per il suo mix di stile medievale e rinascimentale insieme.

    Una gioia per gli occhi.


    La visita, a causa delle restrizioni, finisce prima del previsto e allora c’è tempo per una tappa ad un altro castello vicino, il Castello di Felino. Costruito a partire dall’890, fu ampliato e rimaneggiato nei secoli successivi e raggiunse l’apice nel XIV secolo, sotto la famiglia Rossi.

    Il castello è visitabile solo parzialmente e su prenotazione e al suo interno c’è il Museo del felino, proprio il famoso salame, che da qui proviene.

    Noi ci accontentiamo della visita esterna, che già rende l’idea della grandezza: è un massiccio edificio una volta circondato da un fossato, con quattro torrioni angolari e un cortile interno che intravediamo appena. Spunta come dai boschi, immerso nel verde e non visibile se non quando si varca la soglia, quasi nascosto. Lo stile ricorda Torrechiara, anche se più piccolo, ma sicuramente molto maestoso e possente.

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    Dopo una piccola passeggiata intorno al castello, lo salutiamo e ci spostiamo per pranzare all’Osteria Da ‘Na volta, dove mangiamo dell’ottimo cibo locale a base ovviamente di felino, affettati vari, torta fritta (l’equivalente dello gnocco fritto) e ravioli di zucca. E’ proprio l’Osteria tipica di una volta, dove il cibo è preparato al momento e i tempi di attesa non sono certo brevissimi, ma sicuramente sono fatti da mani esperte e molto buoni!

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    Non ci fermiamo comunque troppo tempo perché abbiamo ancora Parma da visitare.

    Ripartiamo e dopo aver parcheggiato in uno dei garage del centro città, cominciamo l’esplorazione.

    Parma è una città a misura d’uomo, il suo centro è visitabile tranquillamente a piedi senza troppi sforzi e mi piace subito: non c’è troppa gente, pulita, ordinata e mi dà proprio l’idea di una città molto artistica!

    Arriviamo in Piazza Duomo dove abbiamo prenotato la visita al Battistero, famosissimo esempio di arte e architettura medievale tra i più mirabili in Italia.

    La piazza è molto suggestiva e il Battistero si staglia maestoso accanto al Duomo. Ritiriamo i biglietti ed entriamo: fortunatamente è quasi vuoto e riusciamo a godercelo praticamente indisturbati.

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    Progettato da Benedetto Antelami e costruito tra il 1196 e il 1216, questo edificio è uno dei monumenti più significativi dell’epoca, come testimonianza del passaggio dallo stile romanico a l primo gotico. Già l’esterno stupisce: molto più alto del normale, è costituito da un mix di marmo bianco e marmo rosso, creando un effetto rosato unico. Ci sono tre portali, ognuno decorato con sculture e bassorilievi.

    Ma è entrando che si rimane senza parole: appena varcato l’ingresso alzate gli occhi. Vi troverete un’enorme cupola affrescata da mille colori e non riuscirete più a distogliere lo sguardo. L’opera è di maestranze padane del XIII secolo, divisa in sedici spicchi a raggiera.

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    Ogni spicchio è a sua volta diviso in sei fasce orizzontali concentriche, ognuna con un suo tema. Da perdere la testa ad individuarli tutti!

    In corrispondenza della cupola, al centro sul pavimento il grande fonte battesimale.

    Ogni parete, ogni centimetro è decorato, con affreschi, sculture o bassorilievi.

    Ma l’altra particolarità di questo edificio sacro solo i mesi dell’Antelami: l’artista ha scolpito infatti una statua per ogni mese dell’anno, attribuendo per ognuno un mestiere, con tratti di eleganza, nobiltà, alcuni con abiti eleganti, che pur nella fatica, indicano come il lavoro nobiliti l’uomo.

    Le bambine si sono divertite ad interpretare e scovare ogni mese dell’anno, a cui l’Antelami ha aggiunto anche la rappresentazione di due stagioni.

     

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    Finiamo il nostro giro del battistero, da dove mi spiace quasi uscire, così imprimo nella mente (e nella macchina fotografica!) le immagini di questa splendida opera d’arte.

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    Dopo qualche scatto nella piazza semi deserta, entriamo nella cattedrale e anche qui lo stupore.

    La cattedrale è stata costruita a partire dal 1074 ed è uno stupefacente esempio di arte medievale nella struttura architettonica, ma che convive perfettamente con lo sfarzo della pittura rinascimentale al suo interno.

    Pianta a tre navate, la chiesa è completamente affrescata: sulle pareti laterali della navata centrale è dipinta la vita di Cristo, episodi del Nuovo testamento e allegorie, opera di Lattanzio Gambara, che accompagnano il fedele fino all’altare.

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    Ma è la cupola l’opera che stupisce di più: dipinta dal Correggio, è un grandioso affresco, dove prospettiva e colori, luce e movimento portano l’osservatore direttamente al centro della scena. E’ tutto un intreccio di figure che si muovono e accompagnano la Vergine tra i Beati. Al centro il Cristo, in una posa per l’epoca innovativa. Sto lì minuti e minuti ad osservare questi colori, drappeggi, incredibili prospettive.

    In una macchinetta apposita è possibile inserire 2 euro per aumentare l’illuminazione e quindi la visibilità della cupola: un modo per sostenere il mantenimento delle opere d’arte.

    Per finire, in fondo alla navata destra di trova la deposizione dell’Antelami, un bassorilievo scolpito nel 1178 che esprime grande modernità ed espressività per la sua epoca.

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    Usciamo e dopo un ultimo sguardo alla semplice ma bellissima facciata, ci dirigiamo verso l’ultima tappa della giornata: il Palazzo della Pilotta, la cui visita è prenotabile on line. Il palazzo prende il nome dal gioco della Pilota basca, che i soldati giocavano nel suo cortile, è sede del Museo archeologico nazionale, della Galleria nazionale, della Biblioteca Palatina e del Museo Bodoniano.  La Galleria nazionale ospita opere d’arte di artisti che hanno fatto la storia dell’arte, tra cui uno splendido disegno di Leonardo da Vinci. La Biblioteca profuma di carta, di sapere e di conoscenza.

    Ma quello che più mi ha colpito è stato il Teatro Farnese, ricostruzione dell’originale teatro fatto costruire dal 1617 da Ranuccio I, IV duca di Parma e Piacenza, per onorare Cosimo De’ Medici che sarebbe andato in visita a Parma. Per una malattia di Cosimo, il teatro non vide mai il suo illustre ospite e l’inaugurazione fu rimandata al 1628.

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    Ma data la complessità degli allestimenti e del funzionamento delle macchine di scena, oltre che l’alto costo degli spettacoli stessi, paradossalmente il teatro fu utilizzato solo altre otto volte dal 1652 al 1732.

    Nel 1944 subì i bombardamenti durante la seconda Guerra Mondiale e oggi è il risultato di una ricostruzione moderna. Nonostante questo, la struttura interamente in legno è comunque grandiosa e dà l’idea della maestosità che doveva trasmettere durante gli spettacoli.

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    Finiamo la visita e, dopo una fresca pausa all’ombra degli alberi nel parco cittadino, il Parco Ducale, ripartiamo per tornare a casa.

    Giornata piena, intensa e ricca di arte. Sicuramente non abbiamo visto tutto, ma ce lo riserviamo per la prossima volta!

     

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