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    Il Castello di Acquafredda, il Medioevo in Sardegna

    2021-07-12 00:50

    Sara

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    Il Castello di Acquafredda, il Medioevo in Sardegna

    Sapete che anche in Sardegna esiste un castello di epoca medievale? Eppure è così ed è un castello molto particolare, che regala una gita davvero pazzesca

     

     

     

    Il Castello di Acquafredda

    Il Medioevo in Sardegna

     

     

    In Sardegna ci sono tantissime cose da fare, oltre alle splendide spiagge.

    Tutti conoscono i nuraghe, ma ci credereste se vi dico che anche qui esiste un castello di epoca medievale? Eppure è così ed è un castello molto particolare, che regala una gita davvero pazzesca.

     

    Si tratta del Castello di Acquafredda, che si trova a 3 km dal centro abitato di Siliqua (siamo sempre nel Sulcis), con le sue antiche mura che dominano la valle del Cixerri.

    Istituito monumento naturale dal 1993, il Castello fu costruito nel XIII secolo nei pressi del villaggio medievale antecedente ed aveva scopo difensivo: si trova infatti in posizione strategica su un’altura alta 256 mt e controllava l’accesso alla città mineraria di Villa di Chiesa, l’attuale Iglesias. Resistette infatti a numerosi attacchi, fino al completo abbandono nel 1409 con la conquista aragonese della Sardegna.

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    Siamo partite da casa (Carbonia) verso le 10 e in 25 minuti siamo arrivate alla nostra meta. Siamo i primi visitatori della giornata e probabilmente tra i pochi visto le alte temperature e il caldo asfissiante! Ma non ci perdiamo d’animo e armate di bottiglie d’acqua, facciamo i biglietti e cominciamo la salita.

    L’ingresso costa 5 euro per l’adulto e 4 euro per i bambini dai 6 anni, per la visita in autonomia.

    C’è la possibilità di fare visite guidate ma oggi non sono previste. Sul sito del castello ci sono tutte le info e i costi per chi preferisse questa soluzione.

    La parte iniziale della salita è in ombra e dopo un paio di tornanti e un cartello introduttivo con informazioni storiche, comincia la parte più difficile!

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    Per fortuna più della metà del percorso è ombreggiato, protetto dagli alberi. Nonostante questo, la salita non è semplicissima, ma sicuramente fattibile anche per chi come me non è un’esperta escursionista!

    Il percorso è diviso in tre livelli: dopo circa 15 minuti di camminata si arriva al primo, il Borgo. Qui si trovano resti delle antiche abitazioni dei soldati e delle loro famiglie. C’erano inoltre le case dei servi, le stalle, i magazzini per le scorte alimentari, le armi e gli attrezzi. Il Castello era infatti un piccolo mondo autosufficiente, dove ogni abitante aveva il suo ruolo.

    Già da qui il panorama è spettacolare: davanti a noi si apre tutta la valle, con i suoi colori tipici dell’estate, ci fa respirare aria pura a pieni polmoni. 

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    Da qui si possono scattare foto con scorci stupendi, con i ruderi in primo piano e il paesaggio ad accompagnare.

    Il caldo si fa sentire ma continuiamo la salita temerarie. Scopriamo grazie a uno dei cartelli esplicativi che il Conte Ugolino della Gherardesca è stato il più celebre proprietario di questo maniero. Il Conte è diventato famoso grazie a Dante, che lo inserì nell’Inferno della sua Divina Commedia, nel girone dei traditori, dove è condannato a rosicchiare il cranio di colui che lo imprigionò. Ugolino infatti, per non pagare le tasse al comune di Pisa, si schierò dalla parte dei Guelfi, fedeli al papato, tradendo il comune pisano ghibellino. Nel 1288 venne chiamato con l’inganno a Pisa e imprigionato con i figli e i nipoti e qui morì di stenti. Leggenda narra che si sia addirittura cibato delle carni dei suoi compagni di cella.

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    Saliamo ancora un po’ e arriviamo al secondo livello: la Cisterna, profonda circa 7 metri e poteva contenere fino a 400 metri cubici di acqua. Qui gli scavi effettuati nel 1999 hanno portato all’ipotesi che ci fosse il sito della Chiesa di Santa Barbara, ancora oggi non individuata con certezza. Nel 2005 invece sono state portate alla luce tre sepolture. Ci troviamo più in alto e la vista è davvero da togliere il fiato! Siamo davanti alla poderosa torre cisterna, che consentiva un’ingente scorta d’acqua: il nome Acquafredda deriva infatti proprio da una sorgente che sgorga in queste rocce.

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    Il caldo si fa sentire ma ormai manca l’ultimo livello e resistiamo. L’ultima parte è fatta di scale in legno, mentre prima c’erano solo sentieri in salita. Arriviamo alla parte più alta, circa 250 metri e davanti a noi si ergono le imponenti mura del mastio, che era la vera e propria abitazione del castellano, una volta accessibile tramite ponte levatoio. L’edificio aveva due piani e una terrazza, al secondo piano una torre di guardia. Siamo proprio in cima e ammiriamo lo splendido panorama della vallata: ci fermiamo qualche minuto a godere di questa vista che apre il cuore e scattiamo numerose foto. Poi cominciamo la discesa.

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    Tornare giù ovviamente è molto più veloce ma altrettanto impegnativo. Giunte a valle, ci rinfreschiamo con una bibita ghiacciata e infine ripartiamo per la nostra prossima tappa.

     

    Una visita particolare, che non ci si aspetta di trovare qui in Sardegna, ma sicuramente la fatica vale la pena, per scoprire una parte di questa storia meno conosciuta ma altrettanto appassionante e da non lasciarsi sfuggire!

     

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