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    Tre grotte e tre miniere da non perdere nel Sulcis

    2021-07-15 13:00

    Sara

    Sardegna,

    Tre grotte e tre miniere da non perdere nel Sulcis

    In questo articolo voglio parlare di grotte, perché questa zona ne è ricca e io ve ne racconto tre, tutte bellissime. E poi voglio parlare di miniere.

     

     

     

    Tre grotte e tre miniere da non perdere nel Sulcis

     

     

    Il Sulcis è un tesoro tutto da scoprire. Ovunque ti giri c’è una bellezza da visitare, naturalistica, storica, archeologica. In questo articolo voglio parlare di grotte, perché questa zona ne è ricca e io ve ne racconto tre, tutte bellissime. E poi voglio parlare di miniere. Di miniere ce ne sono moltissime, alcune aperte al turismo, alcune ancora chiuse, ma in fase di restauro, altre ancora abbandonate.

    GROTTE

    Ma andiamo con ordine, cominciamo con le grotte: per tutte vale la stessa regola, cioè portarsi una felpa (ci sono circa 16 gradi) e indossare scarpe chiuse.

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    1. GROTTE DI SU MANNAU

    Si trovano nel territorio di Fluminimaggiore, vicino alla Costa Verde e sono state create dalla natura a partire da 540 milioni di anni fa. Sono in continua evoluzione e la parte visitabile si suddivide in due zone: quella archeologica e quella speleologica. La prima è un tempio ipogeo sin dall’epoca prenuragica e sono stati trovati resti di lucerne a olio, testimonianze dei riti dell’acqua che qui si svolgevano. La parte speleologica invece inizia dalla sala Centrale, da cui ci si addentra per circa 500 metri, attraversando passerelle sospese su cascatelle e laghetti di acqua limpidissima, dove vive un minuscolo e trasparente gamberetto (stenasellus nuragicus), unico al mondo.

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    Man mano che si procede tutto è una meraviglia, non si sa da che parte guardare. Fino a che si arriva ad una colonna di sette metri, frutto dell’unione tra una stalattite e una stalagmite, per poi trovarsi di fronte al fiume Placido, che scorre lento sotto di noi. C’è poi il Salone del Ribaldone, il più alto della grotta, la sala Bianca, il lago Pensile, lungo 40 metri e profondo 5.

    L’emozione di scendere nel sottosuolo e scoprire cosa può creare la natura è unica e vi sembrerà di trovarvi in un mondo fiabesco e incantato.

    Necessario prenotare la visita guidata sul sito.

     

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    2. GROTTE DI IS ZUDDAS

    Qui siamo vicino a Santadi e lo scenario che vi troverete davanti è davvero magico. Risultato del lavoro incessante dell’acqua per milioni di anni, queste grotte sono uniche al mondo.

    La prima scoperta risale al 1968, ma fu aperta al pubblico solo nel 1985, con un percorso lungo circa 500 metri, tra stalattiti, stalagmiti e stalattiti tubolari, sottilissime cannule. La sua originalità sta nella presenza di grossi ciuffi di cristalli simili ad aghi, che generano crescendo candide forme chiamate fiori di roccia.

    Ma non solo: le eccentriche di aragonite sono uno spettacolo della natura. Sono intrecci di filamenti che si diramano in ogni direzione senza nessun ordine, come dei fili impazziti, tanto originali da essere diventate il vero e proprio simbolo di Is Zuddas. Nonostante sia oggetto di studi, questa formazione è ancora misteriosa, ma la sua bellezza unica al mondo vi conquisterà.

    Ogni sala è un susseguirsi di stupefacenti forme: dal salone del Teatro, alla sala dell’Organo, al cui interno a Natale viene allestito un presepe, creando un’atmosfera a dir poco suggestiva. L’alone di fiaba, di mistero che si respira in queste cavità è davvero incredibile e ancora una volta ci ricorda l’unicità di questa terra.

    La visita guidata, obbligatoria, dura circa un’ora, trovate tutte le informazioni qui.

     

    Le foto delle Grotte di Is Zuddas sono prese dal sito www.sardegnaturismo.it

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    3. GROTTA DI SANTA BARBARA

    Altra unicità del Sulcis, a pochi chilometri da Iglesias, questa grotta è davvero particolare e lo dimostra già la sua storia. Situata nei pressi della miniera di San Giovanni, è stata scoperta per caso dai minatori nel 1952 durante i lavori di scavo di un pozzo. Doveva essere apparsa come una visione, con il suo grande salone alto più di 25 metri ricco di stalattiti e stupende stalagmiti.

    Sapete che è la grotta più antica d’Italia? E una delle più antiche al mondo. La sua particolarità sono i cristalli di barite bruno scuro che tappezzano le pareti, in netto contrasto con il calcare ceroide e la dolomia gialla, unicum in Europa.

    La visita sarà divertente per i bambini: vi si accede infatti a bordo di un trenino elettrico e dopo un breve percorso, con un’ascensore, si salirà per circa 40 metri. Avete letto bene, si sale. Questa cavità infatti si trova proprio all’interno della collina e non ha altre vie d’entrata né di uscita, né sbocchi 

    con l’esterno. Proprio per questo, per preservare la sua bellezza, la grotta è visitabile con accessi regolamentati e con numero limitato di turisti a settimana. La sua area è meno estesa delle due precedenti grotte, ma ugualmente splendida e non mancherete di restare a bocca aperta anche qui. Ricordatevi di prenotare sul sito di Iglesias Turismo.

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    MINIERE

    L’aspetto minerario in Sardegna è molto importante per la sua storia recente, storia di lavoratori, di famiglie, della mia famiglia. Mio nonno (ve l’ho raccontato qui) ha lavorato in miniera a Carbonia per 9 anni prima di decidere di licenziarsi per non dover rischiare più la vita. Per cui sono molto legata a questo lato della cultura sarda, che oggi sta diventando in modo inaspettato un nuovo aspetto turistico. In realtà è gia da qualche anno che alcune miniere sono state riconvertite per questo scopo ed alcune davvero molto bene e in modo intelligente, tanto che ho deciso di basare la mia tesi di laurea specialistica proprio su questo. Le miniere del Sulcis Iglesiente, la nuova prospettiva turistica: era il titolo del mio elaborato, dove ho inserito anche una dettagliata intervista a mio nonno e ne sono molto orgogliosa!

    Vorrei qui parlarvi di tre siti da me visitati e che sono a mio parere tra i meglio strutturati allo scopo di far conoscere una storia meno nota di questa terra, ma essenziale per capirla a tuttotondo.

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    1. MINIERA DI SERBARIU (CARBONIA)

    Non potrei che cominciare da qui, da dove partono le mie origini, la storia della mia famiglia. Mio nonno lavorò qui dal 1952, dove si occupava di preparare le mine. Ci sono stata più volte da quando ha aperto, ma la visita più intensa, più emozionante è stata quella del 2008, quando ad accompagnarci è stato proprio lui, che ha spiegato alla guida e ai turisti numerosi aspetti che solo chi ha vissuto in prima persona la vita nel sottosuolo può conoscere.

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    La storia della miniera risale al 1851 quando furono ritrovati i primi giacimenti di carbone, ma solo nel 1938 si iniziò lo sfruttamento vero e proprio. Nello stesso anno venne ufficialmente fondata la città di Carbonia, che prende il nome proprio dal carbone e che all’epoca divenne principale fornitore di combustibile d’Italia. La miniera venne chiusa nel 1971 e dopo alcuni anni di restauro è stata ufficialmente riaperta al pubblico nel 2006.

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    Serbariu è uno dei siti minerari meglio allestiti per i visitatori e comprende varie parti: la lampisteria, dove si trovavano le lampade, oggi è sede dell’esposizione permanente sulla storia della miniera e della città, attrezzi da lavoro, filmati d’epoca, documenti. Sono ancora presenti le docce per i lavoratori ed è davvero strano pensare che mio nonno faceva parte di tutto questo. Si accede poi, dopo avere indossato i caschetti, alla galleria sotterranea, che conduce attraverso i cantieri di abbattimento, antichi strumenti, fino a moderni macchinari. 

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    E’ emozionante camminare là sotto pensare alle condizioni dei minatori, che non avevano protezioni, al rischio e alla paura che li inseguiva ogni giorno. Cercare di immedesimarsi in loro fa venire i brividi.

    Infine la sala argani, che contiene le ruote dell’argano con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasposto dei minatori. Ricordo che mio nonno mi raccontò una volta di essere rimasto bloccato per oltre sei ore in più nel sottosuolo proprio per la rottura di uno di questi argani.

    C’è inoltre un enorme spazio all’aperto disponibile per eventi e manifestazioni, dove sono stati organizzati concerti, mostre, inaugurazioni, esempio perfetto di rivalutazione a 360 gradi di un sito ormai in disuso. Per prenotazioni e qualsiasi informazione, trovate tutto sul loro sito.

    Inutile dire che per me questo posto è speciale.

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    2. MINIERA DI ROSAS (NARCAO)

    Questa miniera, dove si estraeva galena, blenda e pirite, fu aperta molto prima di Serbariu, nel 1851. Dopo varie vicissitudini e vari passaggi di gestione, è stata chiusa definitivamente nel 1980. Qui i minatori non solo lavoravano, ma ci vivevano: si tratta infatti di un vero e proprio villaggio dove la famiglie dei lavoratori avevano le loro case, andavano a scuola, andavano in piazzetta a comprare i beni di prima necessità. I bambini iniziavano a lavorare dagli 8 anni di età e non avevano alcun tipo di protezione. Anche in questo caso la visita è divisa in tre aree. Si inizia con il museo geo-mineralogico e storico, con un’interessante esposizione di minerali estratti in questa zona, ma anche altrove e la storia della vita al villaggio.

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    Si sale più su e si entra nella galleria Santa Barbara, dove è visitabile una piccola parte delle vecchie gallerie. La guida illustrerà le tecniche estrattive e alcuni dettagli sulla vita quotidiana che fanno parecchio riflettere sulle condizioni di sicurezza e di salute dei lavoratori.

    L’ultima parte è dedicata ai macchinari utilizzati in miniera.

    La cosa bella di questo posto è che, terminata la visita, puoi decidere di fermarti e passeggiare per il villaggio e addirittura dormire! Infatti le vecchie case dei minatori sono state riconvertite in albergo diffuso: il risultato è un villaggio con casette ristrutturate disseminate in uno spazio enorme immerso nella natura e nei boschi, un luogo dove trovare pace e tranquillità.

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    La scuola invece è diventata un ostello per chi preferisce soluzioni più semplici e super economiche.

    Sul loro sito internet trovate tutte le informazioni e i costi.

    Ma non è finita. Si può anche cenare, al ristorante o in pizzeria: noi ci siamo gustati un’ottima pizza con vista sulla collina e sulla piazza che è la vecchia piazza del paese, oggi sede di numerosi eventi che vengono qui organizzati, come ad esempio “Rosso in Miniera”, evento dedicato al vino, che si tiene a luglio.

    Un’idea originale per passare una giornata, una serata, un’esperienza diversa dal solito, in una cornice unica, circondati dalla storia.

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    3. PORTO FLAVIA (MASUA)

    Porto Flavia non è una miniera in realtà, ma come suggerisce il nome, un porto. Ve la inserisco qui perché questo porto serviva per il trasporto del materiale estratto dalle miniere vicine. Prima della sua costruzione, il trasporto dei minerali era sempre stato un grosso problema: veniva infatti caricato dai battellieri carlofortini che lo portavano con le loro piccole barche a vela nei magazzini di Carloforte. Da qui veniva stivato in navi molto più grandi, ma era un processo lungo e dispendioso.

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    Dal 1924, anno di apertura di Porto Flavia, dal nome della figlia del suo progettista, Cesare Vecelli, cambiò tutto. Visiterete una galleria, da dove potrete vedere i nove silos, torri cilindriche verticali scavate nella roccia, alte oltre 18 metri, usate per il deposito dei materiali. I silos venivano caricati tramite la galleria superiore dal trenino proveniente dalla miniera di Masua. C'era poi una galleria inferiore, dove si trovava un nastro trasportatore che tramite un braccio mobile caricava il materiale direttamente in stiva.

     

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    Incontrerete anche bellissime foto d’epoca che ne raccontano meglio la storia e la galleria vi porterà direttamente al di sopra del porto, in un punto panoramico davvero splendido da cui si gode la vista del mare e del meraviglioso Pan di Zucchero. Una vista che apre il cuore per quanto è bella e da cui è difficile staccarsi.

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    Se volete vedere Porto Flavia dal mare invece, potete recarvi alla spiaggia sottostante di Masua, rivolgervi allo stabilimento di Warung Beach e prenotare un’escursione in gommone. Imperdibile non solo per la possibilità di ammirare il vecchio porto da un’altra visuale, ma anche per poter nuotare in acque meravigliose irraggiungibili via terra e per poter passare attraverso un’insenatura marina a forma di Sardegna. Unica e magica.

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    La storia delle miniere è una storia di fatica, di lavoro, una storia che comincia adesso ad essere conosciuta, ma che per anni è stata quasi abbandonata. Grazie al lavoro di enti del turismo, comuni, associazioni, volontari, gente che ama la propria terra e che cerca di promuoverla, sta avendo una seconda vita, quella del racconto, del ricordo. Perchè questa storia non deve essere dimenticata e il turismo sta riuscendo nel suo intento: farla rinascere.

     

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