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    Bruxelles e Bruges in 3 giorni

    2021-11-07 12:00

    Sara

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    Bruxelles e Bruges in 3 giorni

    Bruxelles e Bruges in 3 giorni   Bruxelles è una città forse ancora poco considerata nella rosa delle capitali europee da visitare.

     

     

     

    Bruxelles e Bruges in 3 giorni

     

     

    Bruxelles è una città forse ancora poco considerata nella rosa delle capitali europee da visitare. Io stessa non l’ho mai inclusa nella mia wish list fino a quando la primavera del 2018 ho deciso di fare un weekend in una città e Bruxelles è risultata la meno cara per quanto riguarda i voli.

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    Così senza pensarci troppo ho prenotato il volo per questa meta, con un sacco di domande ma tanta curiosità. Preso il primo volo del mattino, arriviamo in centro e lasciamo le valigie in hotel, anzi in appartamento, Marco Polo Midi, prenotato tramite Booking, vicino alla stazione. Il centro è raggiungibile con una piccola passeggiata e cominciamo subito l’esplorazione!

    Arriviamo nella Grand Place, una delle piazze più grandi e più belle d’Europa, dal 1998 patrimonio Unesco. Circondata dalle antiche case delle corporazioni, l’Hotel De Ville (il municipio) e altri edifici storici, la piazza è una meraviglia, con la sua grandezza, il suo spazio infinito e l’eleganza che la caratterizza. Ammetto che ero un po’ scettica prima di partire leggendo della bellezza di questo posto, ma mi sono ricreduta completamente: è davvero magnifica.

    Purtroppo nel 1695 i cannoni francesi distrussero gran parte degli edifici, che vennero ricostruiti, ad eccezione del Municipio, datato 1459, che con la sua torre alta 96 metri spicca tra tutti gli altri.

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    Quanto è bello poi passeggiare nel dedalo di viuzze che la circondano, tra negozi di souvenir ma soprattutto tra le mille botteghe di cioccolato? Sì, perché il Belgio è famoso per alcuni prodotti culinari tutti da provare, tra cui prevale il cioccolato! Impossibile non fermarsi ad osservare le vetrine, che invitano il turista ad entrare e assaggiare ogni leccornia, ogni gusto possibile e a scoprire l’estasi del gusto! Inutile dire che abbiamo passato tre giorni a mangiarne di ogni tipo!

    Passeggiando si arriva all’Ilote Sacre, il quartiere che dal 1960 si autogoverna, anno in cui venne rimesso a nuovo. Le Saint Hubert Galleries sono le più cercate, e quindi anche molto turistiche, e hanno il fascino della storia, di un antico centro letterario, dove i più grandi scrittori, tra cui Baudelaire, Dumas, Hugo, si riunivano per confrontarsi. Oggi è più che altro un insieme di negozi di lusso per turisti ma una passeggiata vale la pena farla per respirare in parte l’atmosfera letteraria di un tempo.

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    Imperdibile poi la statua del Mannekin Pis, il bambino che fa pipì. E’ così famosa da essere sempre piena di turisti pronti a fotografarla, ma non è un granchè, sono onesta: alta poco più di 50 cm, risale al XVII secolo e intorno alla sua storia sono nate molte leggende. Quella che preferisco e a cui mi piace credere racconta di un bambino che urinò su alcuni esplosivi francesi. Questi non scoppiarono e il bimbo salvò la città. Imperdibile perché è uno dei simboli di Bruxelles, ma come sempre la troppa folla non la fa apprezzare in pieno. Esiste anche la versione femminile di questa statua, che ho voluto vedere per curiosità ma con il senno di poi, me la sarei risparmiata volentieri: alla fine di una piccola via chiusa, quasi nascosta dietro i tavoli di un locale. Inoltre, decisamente non apprezzabile.

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    Tra una camminata e un assaggio, arriviamo ad una tappa fondamentale se si vuole scoprire la storia della città: il Museo del Fumetto. Per i Belgi è davvero un must, siamo nella patria dei fumetti e loro ne sono molto orgogliosi. Quindi consiglio questo museo perché fa parte (una parte importante direi) della cultura di questo paese e inoltre è molto carino anche per i bambini.

    Si ripercorre la storia e la nascita di questa arte attraverso la riproduzione spesso a grandezza naturale dei personaggi più noti e dei primi cartoni ripresi dai fumetti. Una grande parte è dedicata inoltre a Tin Tin e soprattutto ai Puffi: una casetta tanto grande da poterci entrare, il villaggio dei Puffi ricostruito con la grandezza pensata dal suo ideatore, cartonati dei Puffi, insomma un’area super divertente per grandi e piccoli.

    Il tour finisce con Lucky Luke a grandezza naturale sul suo cavallo.

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    Il culto del fumetto non finisce qui: per i muri della città infatti puoi trovare murales un po’ ovunque, che riproducono i personaggi più amati della nona arte. In totale sono circa 50 e se ti rechi all’ufficio turistico potrai ritirare la mappa di tutti i murales per un costo irrisorio. Io non ho fatto in tempo a vederli tutti e a dire la verità non li ho cercati più di tanto, perché spuntato all’improvviso passeggiando, tra un vicolo e l’altro, dopo una svolta, oppure affacciati su una piccola piazzetta con un caffè, da cui li puoi ammirare davanti ad una bevanda calda. Sono bellissimi, coloratissimi e rappresentano Tin Tin, i Puffi (ce n’è uno in stazione), Lucky Luke e altri ed è divertente cercarli come in una caccia al tesoro a tema artistico. Fanno tutti parte di un progetto nato nel 1991 per celebrare quest’arte, dove colori, immagini e disegno creano un percorso meraviglioso e fantastico.

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    Gita fuoriporta a Bruges

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    Il secondo giorno lo dedichiamo completamente ad una gita fuori porta che sognavo da tempo, siamo in partenza per Bruges!

    Arrivarci da Bruxelles è molto semplice: dalla stazione centrale si impiega circa un’ora in treno (diretto, senza cambi) e il costo è di 16 euro a persona a tratta, noi abbiamo prenotato in anticipo sul sito internet.

    Dalla stazione di Bruges si arriva in centro a piedi in pochi minuti.

    Il paese delle fiabe, mi piace chiamarlo così. Inseguivo la tempo questo posto e me ne sono completamente innamorata. Il suo centro è un tuffo indietro nel tempo, anzi un tuffo in un tempo lontano, quello non bene identificato delle fiabe. C’era una volta una ragazza che viveva in un bellissimo paesino e sognava di sposare un principe…. Potrebbe cominciare così un racconto ambientato qui, a Bruges. E’ un passaggio graduale, magico. Scendi dal treno e sei in una normale cittadina non troppo grande e abbastanza moderna, poi man mano che ti avvicini al centro gli edifici cambiano, si fanno più antichi, in mattoni rossi, le vie più strette e senza auto.

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    Poi arriva un fiumiciattolo, le case che vi si affacciano, un ponticello che sembra venire direttamente da Kinsgbridge, il paese inventato da Ken Follett nel suo romanzo “I pilastri della terra” ambientato nel medioevo. Un mondo a sé insomma, dove il tempo non si è fermato, è proprio un altro tempo, un altro spazio. La magia ci circonda e se non fosse per le tante persone vestite in abiti moderni, potrei giurare di essere stata catapultata nel passato.

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    E’ possibile vedere Bruges in un giorno? Sicuramente sì, scegliendo le attrazioni principali e non rinunciando ai musei. Innanzitutto, arriviamo in piazza, la Market Place, con le sue caratteristiche case colorate, con i tetti appuntiti, una volta sede delle corporazioni, oggi di caffè e ristoranti. Spesso piena di gente perché piazza centrale della cittadina, la sua esplorazione non può che cominciare da qui.

    Seconda piazza da non perdere è Burg, dove sorgeva il castello fortificato, nato per proteggere il centro dalle incursioni vichinghe. Spicca per bellezza il Palazzo provinciale, sede dell’amministrazione provinciale, in stile neogotico e il palazzo delle Poste, in mattoni rossi.

    Passeggiando ti troverai di fronte una splendida Chiesa, la Basilica del Santo Sangue, chiamata così perché al suo interno si trova un frammento del tessuto utilizzato da Giuseppe d’Arimatea per asciugare il sangue di Cristo dopo la Crocifissione. 

    La chiesa è davvero strepitosa, non solo per la reliquia che conserva ma soprattutto per il suo stile gotico tipico di queste zone ed assolutamente il mio preferito!

    Altra Chiesa da non perdere è quella di Notre Dame, famosa perché al suo interno è conservata l’unica opera di Michelangelo ad aver lasciato l’Italia, mentre lui era in vita: la scultura della Vergine con il bambino.

    E ora passiamo a visitare un museo, molto originale e forse un po’ inaspettato dopo aver passeggiato in un paesino così unico: il museo della Patatina Fritta. Un cibo, un’istituzione per Bruges: qui infatti scopriamo tutta la storia di questo alimento, fin dai primi utilizzi.

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    Persino le bambine si divertono, tra ricostruzioni di ambientazioni antiche, dove veniva coltivata la patata, fino al piano delle prime pubblicità di questo prodotto, con finti banchetti di cottura, di vendita e patatine fritte in versione gigante! Per concludere con una tappa obbligata: l’area ristoro dove rifocillarsi, ovviamente con una bella porzione di patatine fritte. E vi assicuro che sono state le più buone che abbia mai mangiato, hanno un sapore diverso e sono di un gusto unico!

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    Dopo un cibo, ora passiamo ad una bevanda tipica belga: la birra! Io ne sono un’estimatrice, ma anche le bambine hanno apprezzato il museo dedicato, il Bruges Beer Experience, perché ha parecchi angoli interattivi per loro, accompagnati da un tablet con immagini e storie divertenti adatte ai più piccoli. La visita è stata educativa e interessante per tutti, ma per noi arriva ancora una sorpresa: il museo termina con una serie di assaggi in un pub interno con vari tipi di birre, tutte molto buone.

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    Pieni di patatine e birra, decidiamo di non pranzare e assaggiamo diversi tipi di cioccolato acquistati nei negozietti del centro (qui non manca mai!) e poco più tardi ci dedichiamo ad un’altra attività molto suggestiva: il giro in barca sul fiume. C’è tanta fila ma in poco tempo prendiamo il nostro posto sulla barca e cominciamo a scoprire i canali di Bruges. Ogni angolo è una meraviglia e raggiungiamo scorci non visibili se si visita la città solo a piedi… c’è una guida che in varie lingue spiega la storia di alcuni edifici e della cittadina e passiamo mezz’ora circa incantanti osservando vedute da lasciare senza parole.

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    Scesi dalla barca, abbiamo il tempo per un ultima gustosa sosta: ci fermiamo a fare merenda, ovviamente a base di waffles, deliziosi, con un lieve strato di zucchero a velo sopra, come piace a me.

    Tornando verso la stazione facciamo l’ultima passeggiata tra i vicoli, soddisfatti della giornata ricca di bellezze incredibili. Torniamo a Bruxelles per l’ora di cena, ma, troppo stanchi per uscire. Tramite una di quelle app che portano a casa il cibo, ce lo facciamo consegnare direttamente in hotel.

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    Terzo Giorno: Bruxelles

    Ultimo giorno per esplorare ancora un po’ Bruxelles e siccome il tempo non è tantissimo, cominciamo con la scoperta di due chiese, che sono sempre un concentrato di arte e di storia della città che le ospita.

    La bellissima concattedrale di San Michele e Santa Gudula è l’edificio religioso più importante della città. La sua costruzione fu iniziata nel XIII secolo e terminata in ben due secoli. E’ enorme, altissima e nello stile che preferisco, quello gotico, slanciato verso il cielo, medievale, con le vetrate tipiche del periodo colorate e decorate. L’interno è più sobrio di quanto ci si possa aspettare osservando la facciata ma molto affascinante e sicuramente vale una sosta.

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    Altra chiesa molto bella e dello stesso stile è Notre Dame du Sablon, che si trova sulla strada per la nostra tappa principale del giorno: il Museo Magritte. Magritte è un artista surrealista che ho adorato studiare all’università e che tutt’oggi rimane uno dei miei preferiti, per questo non poteva mancare una visita al museo dedicato a lui. L’edificio appartiene ai Musei Reali di Belle arti e si trova praticamente di fronte al Palazzo Reale, quindi una bellissima zona elegante, che già di per sé merita un passaggio.

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    Ma l’interno del Museo è qualcosa di strepitoso: forse un po’ per richiamare la sua arte, la visita si articola quasi sottosopra. Si inizia dal terzo e ultimo piano con il periodo giovanile dell’artista e la sua biografia, scendendo poi al secondo piano dove sono esposte opere del periodo in cui lavorò nel campo pubblicitario. Il primo piano è quello dove è possibile ammirare le sue opere più famose. In totale sono 200 le sue opere esposte e il museo ripercorre la sua arte, la sua vita e il suo pensiero, all’interno di un mondo così speciale che quasi disorienta e si fatica a distinguere ciò che è reale e ciò che è surreale. Il primo piano è davvero splendido, molto buio, le tele illuminate, a voler far concentrare il visitatore sul significato delle singole opere. Anche i bambini si divertono a cercare di capire la parte surreale di ogni dipinto. Sicuramente non delude e lasci l’esposizione con tante domande ma soprattutto con tanta bellezza negli occhi.

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    Nella stessa zona visitiamo esternamente il Museo degli Strumenti Musicali, che si trova all’interno di un bellissimo edificio stile art Noveau e il Mons des art, splendido giardino curatissimo dove è piacevole passeggiare e scattare qualche foto.

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    Ultimissima passeggiata fino all’ Ascenseur des Marolles per salire ed osservare, seppur da lontano, l’Atomium, incredibile monumento che rappresenta i 9 atomi di un cristallo di ferro: ogni atomo ha un diametro di 18 metri e al suo interno ci sono ristoranti, sale riunioni e vengono organizzati eventi. Fu costruito per l’Expo 1958 e rimane tutt’oggi uno dei simboli più noti di Bruxelles. Sicuramente, avendo più tempo a disposizione, è da visitare, ma essendo un po' fuori dal centro rinunciamo.

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    Pranzo in centro in uno dei tanti locali dove servono cozze accompagnate da patatine fritte, altro piatto tipico di Bruxelles e molto buono, anche se devo ammettere che le cozze sono simili a come le ho mangiate tante volte in Italia. 

    Ora è davvero tempo di tornare, ma sapete che sono davvero felice di essermi buttata su una meta nuova e poco considerata? solo così si scoprono infatti posti che stupiscono, che si apprezzano, che si possono aggiungere alla nostra lista e soprattutto che ci fanno apprezzare la bellezza del viaggio.

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