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    Trentino Alto Adige: cosa fare in Val di Fiemme se non sai sciare

    2022-01-16 10:04

    Sara

    Italia, val di fiemme, montagna , neve, inverno in montagna, trentino alto adige, bosco dei violini, paneveggio, cavalese,

    Trentino Alto Adige: cosa fare in Val di Fiemme se non sai sciare

    Volete vivere 3 giorni immersi nella natura più magica, più candida e più fiabesca che potreste vedere?

    Trentino Alto Adige: cosa fare in Val di Fiemme se non sai sciare

     

     

    Volete vivere 3 giorni immersi nella natura più magica, più candida e più fiabesca che potreste vedere?

    Seguitemi in questo racconto di un weekend per me diverso dal solito, perché non sono mai stata amante della montagna, l’ho sempre considerata una meta per escursionisti d’estate e sciatori d’inverno. Non essendo nessuna delle due cose, per me è sempre stata messa da parte.

     

    Adesso, un po’ per i contagi aumentati vertiginosamente, un po’ per le pressanti richieste di mia figlia 11enne, che stranamente invece la montagna la adora, abbiamo scelto questa meta per qualche giorno lontani da casa, per un piccolo ritorno alla normalità, per sentirsi di nuovo dei viaggiatori, seppure in maniera molto diversa da mio solito.

    Rinunciando ad un tanto atteso viaggio all’estero per paura di rimanere bloccati là con l’alta possibilità di risultare positivi, all’ultimo momento (ben 4 giorni prima!) abbiamo prenotato un piccolo appartamento in Trentino Alto Adige, nella zona della Val di Fiemme, per me una novità assoluta.

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    Abbiamo alloggiato per tre notti, in piena stagione invernale, al Residence Club Veronza, a pochi chilometri da Cavalese, in formula residence appunto, per avere la libertà di cucinare quando volevamo e, in tutta onestà, anche per risparmiare…

     

    Siamo arrivati a destinazione nel tardo pomeriggio del 6 gennaio e veniamo accolti già da molta neve fuori dal nostro alloggio e nonostante il freddo non possiamo che esserne estasiati. Dopo il check-in ci accomodiamo in camera, tipico appartamento di montagna tutto in legno e caldissimo, e ci sistemiamo.

    Il risveglio il mattino seguente sarà ancora più bello con il bianco della neve a illuminare il panorama appena mi affaccio alla finestra.

    Abbiamo deciso per il primo giorno di girare i dintorni in autonomia: prima tappa sarà la cascata di Cavalese. Come arrivarci? Molto semplicemente impostando sul navigatore la cascata, il parcheggio è proprio lì accanto e dopo due passi ti si presenterà questa piccola cascatella che d’inverno assume un aspetto molto particolare. Metà ghiacciata e metà con acqua che scorre e che si tuffa nel torrentello sotto il ponte su cui camminiamo, dove sotto la lastra di ghiaccio l’acqua spinge impetuosa per sbucare poi dall’altra parte. L’atmosfera che si respira è quasi da fiaba ma non è nulla in confronto a quello che ci aspetta di lì a poco.

    Dopo una breve passeggiata, infatti, siamo pronti per la seconda tappa.

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    Arriviamo in circa 20 minuti al Passo Lavazè, consigliatoci da più persone del posto per la bellezza dei paesaggi. Non posso dar loro torto! Dopo aver pranzato in uno dei ristorantini che si trovano a bordo pista, noleggiamo un bob e ci divertiamo per un’oretta tra discese e piste pazze con le bambine. Paghiamo l’ingresso ed entriamo al Greta e Gummer Park, dove c’è un’ernorme e divertentissima discesa ma anche morbidi giochi per i più piccoli e sdraio relax per mamma e papà. (Non per me, perché non ho fatto altro che fare discese spericolate!) La neve è così bianca, così soffice e così pulita che non sembra vera… abituata alle neve di città che si sporca in poco tempo, questa sembra davvero arrivata direttamente da Arendelle! (ovvero il regno di Frozen!).

    Ci inoltriamo nel sentiero che porta a Malga Costa, della durata di circa un’ora, che ci apre le porte di un altro mondo: alberi innevati, altissimi, distese immense di bianco immacolato, intorno a noi nessuno, la pace assoluta in mezzo alla natura più pura. Incrociamo ogni tanto qualche passeggiatore e notiamo che tutti sorridono e salutano, la montagna rende sereni.

    Non finiamo la passeggiata perché si sta facendo tardi e dovendo anche tornare indietro rischieremmo di arrivare con il buio, ma ci inebriamo di questo panorama così bello e candido fino a che possiamo: le bambine si tuffano continuamente nella neve e la lanciano in aria felici. Capisco che questo è il posto giusto per noi in questo periodo di ansie e preoccupazioni.

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    Da Passo Lavazè parte anche un’altra passeggiata di un’ora e mezza che porta a Malga Ora e che passa da Malga Varena: non riusciamo a percorrerla ma la teniamo a mente per la prossima volta.

    Torniamo indietro verso l’hotel, soddisfatti della giornata, della scoperta e di aver vissuto un posto completamente nuovo ai nostri occhi.

    Il nostro albergo comprende l’utilizzo di piscina interna e sauna, come non approfittarne dopo una giornata al freddo?

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    Il giorno seguente ci facciamo guidare da esperti locali: in Trentino c’è la possibilità di attivare la Trentino guest card, una tessera completamente gratuita che viene erogata per qualunque turista alloggi in questa regione e comprende moltissime attività di vario tipo. Da sconti ai musei, escursioni organizzate, sconti per comprensori sciistici, a passeggiate e ciaspolate guidate da persone esperte. E’ sufficiente scaricare l’app e dopo essersi registrati basta scegliere le attività che si preferiscono e prenotarsi, spesso in maniera totalmente gratuita. La trovo una grandissima iniziativa, che fa ben capire quanto il turismo sia mille passi avanti rispetto ad altre regioni italiane. Ovviamente ne approfittiamo e prenotiamo una passeggiata di gruppo che parte dalla frazione di Galzaie, attraverso il lariceto, fino al Maso dello Speck.

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    La passeggiata è accompagnata da una guida locale che oltre a conoscere molto bene la zona, ci racconta numerosi aneddoti molto interessanti e ci porta a scoprire tantissimi punti panoramici davvero splendidi. Mi faccio incantare da tutto questo e continuo a scattare fotografie che pur risultando bellissime, non rendono del tutto la bellezza di ciò che ci circonda. Il panorama è quasi accecante, una meraviglia, trasmette pace e serenità e ci si dimentica del freddo (siamo a circa 5 gradi sotto lo zero), perché il sole splende, la neve splende e le bambine sono felici.

    E poi, quale modo migliore di concludere questa splendida passeggiata, se non fermarci a pranzo al Maso dello Speck? Il posto è davvero tipico e il cibo ottimo: polenta, funghi, formaggio fuso e salsiccia per me e mio marito, canederli e spatzle per le bimbe. Più che soddisfatti, risulterà essere il pranzo migliore di questo weekend. Super consigliato!

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    A pancia piena, risaliamo in auto e partiamo per un altro posto da favola: il bosco di Paneveggio.

    Per arrivare, imposta sul navigatore “Centro visitatori” ma un chilometro prima fermati, più o meno quando vedi sulla sinistra un hotel chiuso, color albicocca, chiamato La Bicocca. Parcheggia, sulla destra troverai un’immenso spazio, in questo periodo tutto innevato, e potrai osservare molto da vicino i cervi. Scendi seguendo il sentiero, si trovano in semilibertà, a dividerli da noi umani una rete per proteggerli, ma loro non hanno paura. Si avvicinano, lenti, leggiadri, eleganti, si fanno ammirare consapevoli della lobellezza. Rimaniamo incantati come in trance, sono bellissimi e sono espressione di quanta bellezza possa creare la natura. Consiglio vivamente questa sosta che riempirà il cuore.

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    Dopo averli salutati, ci dirigiamo verso il Centro Visitatori del Bosco di Paneveggio, altrimenti chiamato “Bosco dei violini”, nome poetico quanto il suo paesaggio.

    Parcheggiamo e troviamo subito le indicazioni per il sentiero: si tratta di una semplice passeggiata ad anello della durata di circa un’ora e credo che abbiamo scelto il periodo più magico dell’anno per percorrerla. Sono le 3 del pomeriggio e intorno a noi non c’è nessuno, solo tanta neve ovunque, sugli alberi, sul sentiero a rendere ancora una volta il luogo un posto davvero fatato…

    La foresta è così chiamata perché il bosco è ricco di abeti rossi, i famosi alberi che custodiscono l’antico segreto della fabbricazione di violini perfetti. In particolare venivano e vengono utilizzati gli abeti di risonanza, noti per possedere un tipo di legno particolarmente elastico e quindi adatto a trasmettere meglio il suono tipico del violino, a causa dei suoi canali linfatici, che funzionano come minuscole canne d’organo.

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    Maestri liutai da tutto il mondo, fin dal 1600, si recavano qui alla ricerca del legno migliore per i loro strumenti…

    C’è anche una leggenda che racconta dello stesso Antonio Stradivari, celeberrimo violinista vagava per questo bosco per cercare il legno per le casse armoniche dei suoi violini. Addirittura si narra di una sua tecnica per selezionare i pezzi: far rotolare i tronchi lungo i declivi per ascoltarne il suono e sceglierne quindi i migliori.

    Vera o no, è molto affascinante pensare che un tale genio sia passato di qui, proprio dove stiamo passeggiando noi…

    Ma non è finita: questo bosco racchiude, oltre a questi affascinanti alberi secolari che da soli valgono la visita, altre due chicche da non perdere. Sono due ponticelli molto particolari, ancora più speciali sotto la coltre di neve: il primo è un carinissimo ponte coperto, che si incastra alla perfezione nel paesaggio; il secondo è ancora più bello, un piccolo ponte sospeso sotto cui passa un torrentello quasi del tutto ghiacciato. Per un attimo mi sembra di essere sopra al passaggio che porta al castello di ghiaccio di Elsa di Frozen!

     

    Il tutto avvolto da un’atmosfera quasi mistica e davvero unica: vera magia! Non vorremmo più andare via perché questo è davvero il luogo più affascinante visitato in questo breve viaggio...Ma d’inverno le giornate terminano presto e il sole cala alle 17 quindi è ora di tornare.

    L’ultimo giorno (anzi l’ultima mattina) è dedicata alla visita del vicino centro di Cavalese, paesino tipico di montagna molto carino, ma di cui non abbiamo tempo di visitare molto, se non il piccolo mercatino di Natale, le viette centrali e il parco della Pieve, con la sua chiesetta molto caratteristica. Ci godiamo da qui l’ultima vista panoramica del weekend e siamo pronti a ripartire.

    E’ vero e posso confermarlo: la montagna, d’inverno, non è solo per sciatori. Le attività sono molteplici e tutte da scoprire!

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