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    L'anima selvaggia dell'Irlanda del Nord

    2022-08-29 22:49

    Sara

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    L'anima selvaggia dell'Irlanda del Nord

    E’ un mondo a sé l’Irlanda del Nord, un mondo di cui mi sono innamorata, per mille motivi e dove nei miei sogni c’è la mia casetta in cima a una scogliera

    Vi porto in Irlanda del Nord, dove sei in Irlanda ma non del tutto, dove sei nel Regno Unito ma in realtà di questo Paese c’è ben poco. E’ un mondo a sé l’Irlanda del Nord, un mondo di cui mi sono innamorata, per mille motivi e dove nei miei sogni un giorno c’è la mia casetta in cima a una scogliera, o su una spiaggetta, ma sicuramente circondata da quel verde brillante che solo quest’isola possiede, quel verde che acceca ma che ti entra dentro e ti conquista al primo sguardo.

     

    Ma cosa abbiamo visto in Irlanda del Nord?

    Partiamo dall’inizio: l’Irlanda del nord fa parte del Regno Unito, da cui ha preso la moneta (la sterlina) ma anche il suo modo di parlare diverso dal resto d’Irlanda, quasi incomprensibile anche per chi l’inglese lo conosce abbastanza bene. Molto irish invece è la cordialità, la gentilezza e i sorrisi delle persone, allegre e spensierate anche qui come nel resto d’Irlanda.

    Cosa vedere in 3 giorni

     

     

     

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    GIORNO 1

    La nostra prima tappa è Belfast.

    Belfast non è sicuramente stata amore a prima vista, anzi a dirla tutta non mi ha proprio conquistata, né a me né ai miei compagni di viaggio. Belfast è una città dura, grande, che destabilizza, con il suo porto e la sua anima industriale, non di certo bella, ma di sicuro è una città che va visitata, per cogliere a pieno tutti gli aspetti di quest’isola così bella ma che ha anche qualche contraddizione.

    Belfast parla del suo passato, continuamente, in ogni angolo, in ogni clochard che si incrocia (e ne ho visti di più di quelli che mi aspettavo) in ogni punto di distribuzione cibo per i poveri.

    Ma Belfast non cerca di nascondersi dietro una facciata: lei è così e si mostra per quella che è, onesta, con i suoi lati negativi, ma anche con i suoi pub che non mancano (siamo pur sempre in isola irlandese!) ma sono concentrati in un’unica via, la Comercial Court con ombrelli colorati e frasi simpatiche fluo sopra le nostre teste.

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    Non mancano i murales disseminati per tutta la città, a raccontarci la sua storia, fatta di ingiustizie, di rivoluzione, di ribellione.

    Cosa non perdere a Belfast? Il Municipio, St’George Market (che era però chiuso quando siamo arrivati noi), Big Fish, famosa scultura di un enorme pesce proprio nella zona del porto, dove tra l’altro alloggiamo, centrale e comoda per visitare tutto a piedi e se c’è più tempo, il suo castello.

    Ma quello che non va assolutamente perso a Belfast è il motivo principale del nostro pernottamento qui: il Titanic Experience. Si trova nel Titanic Quarter, zona chiamata come il transatlantico che affondò nel 1912 ed è un museo molto particolare, immersivo.

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    La vicenda del Titanic mi ha da sempre affascinata, complice il famosissimo film di James Cameron con Leonardo di Caprio, visto almeno 20 volte! Al di là di quello, comunque, è un fatto storico che non ha mai smesso di appassionarmi, quindi quella di Belfast era una tappa assolutamente obbligatoria per me. Il museo è prenotabile on line (link qui) ed è poi visitabile in autonomia. Il percorso può durare circa 1 ora e mezza o 2 e racconta gli antefatti, con video, fotografie, didascalie, personaggi, in modo molto dettagliato. Si passa poi alla simulazione del cantiere della nave, quasi come una giostra, dove salirai a bordo di una navetta e passerai letteralmente attraverso i motori del Titanic in costruzione!

    Potrai poi vedere con i tuoi occhi le ricostruzioni di una cabina di 1°,2°,3° classe e noterai le enormi differenze, passerai su uno dei ponti della nave, per poi vedere simulato su un enorme video l’impatto con l’iceberg e l’affondamento

    Il termine della visita è all’interno di una sala cinema dove sono proiettate le immagini del Titanic oggi, nel fondo dell’oceano. Suggestivo, triste ed emozionante al tempo stesso. Se hai tempo visita anche la Nomadic la nave "tender" del Titanic, ancorata proprio di fronte al museo.


    GIORNO 2

    Da Belfast è tutto e dopo una bella dormita ci spostiamo verso nord. Oggi è anche il compleanno della mia bambina grande ed ho organizzato per lei alcune tappe che non potranno deluderla! A vacanza finita posso dire che questa è stata la giornata più bella dell’intero viaggio, perché un concentrato di paesaggi meravigliosi, tempo strepitoso, un ottimo pranzo e un tramonto stupendo con tanto di torta e candeline!

    Abbiamo un pochino di strada per cui ci mettiamo in macchina e arriviamo alla nostra prima tappa: Cashenden Caves. Queste grotte sono conosciute per essere state uno dei set del Trono di Spade. Da grandi fan della serie quali siamo io, mio marito e i nostri amici in viaggio con noi, non potevamo perderle! E’ proprio qui infatti che Melisandre, uno dei personaggi, una strega, (spoiler per chi non l’ha visto) dà alla luce una creatura ombra che ucciderà un altro personaggio chiave, Renly Baratheon.

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    Oltre a questo però è un luogo molto affascinante: si parcheggia poco più in là dell’arrivo e a piedi si raggiunge una piccola spiaggetta dove si trovano queste grotte. Un posto quasi mistico, dall’atmosfera ancestrale, ricco di angoli suggestivi e scorci unici. Ben comprensibile perché sia stato scelto per quella scena dove l’elemento magico predomina su un paesaggio già di per sé così particolare.

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    Abbiamo un appuntamento nel primo pomeriggio, prenotato on line da casa, per cui ci fermiamo a metà strada per un ottimo pranzo da Morton’s Ballycastle un chioschetto che si affaccia sul porticciolo di Ballycastle. Mangiamo pesce fresco (fish and chips per gli altri e polpette di granchio per me) davvero buono osservando l’oceano e in questo momento sento davvero di stare bene, con il vento tra i capelli, ottimo cibo, ottima compagnia e una terra magica che mi sta facendo innamorare sempre di più. Segnatevi questo posticino perché è davvero una chicca.

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    E ora è il momento del nostro appuntamento, che poi si rivelerà una delle cose più belle dell’intero viaggio: Carrick-a-Rede, il ponte di corda. Da prenotare l’ingresso on line, arrivati al parcheggio chiedono subito il ticket e l’orario. Una volta lasciata l’auto ci aspetta una passeggiata di circa 20/ 25 minuti (dipende dalla lentezza con cui ti vuoi godere tutto questo): fin da subito ammiriamo una natura straordinaria, fatta di scogliere, mare azzurro, verde brillante e un cielo blu da togliere il fiato. Ci conquista all’istante, ma quando arriviamo ad attraversare il ponte, sembra di entrare in un mondo a sé: strepitoso davvero. 

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    Poche volte ho visto paesaggi così belli, anzi forse mai. Il ponte fu costruito per la prima volta dai pescatori di salmoni nel 1755; quello di oggi è ovviamente nuovo e a scopo unicamente turistico, che permette di approdare sull’isoletta di Carrick, uno scoglio enorme alto 30 metri. Inutile dire quanto meraviglioso sia il panorama da lassù: ci concediamo il tempo che ci serve per sederci, osservare e imprimere nei nostri cuori questo luogo. L’acqua che si infrange sugli scogli, i prati spettinati (come li chiamo io), un leone marino che nuota felice intorno all’isola. Tutto è così perfetto che non vogliamo andarcene. Ecco se dovessi scegliere il posto più bello del viaggio sarebbe sicuramente questo.

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    Ma abbiamo ancora due tappe: la prima è un’altra location del Trono di Spade, The Dark Hedges.

    Si tratta di un viale alberato diventato famosissimo grazie alla serie tv e raggiungibile comodamente in auto grazie a maps (c’è un parcheggio gratuito vicinissimo). Il viale lo ammetto è molto più suggestivo nella serie, perché è asfaltato e questo toglie molto della magia. Ma gli alberi con la loro conformazione originale che sembrano quasi chiudersi sopra le nostre teste sono comunque bellissimi e creano un grande effetto scenografico.

    Avevo letto che la via era sempre invasa di gente, ma noi non l’abbiamo trovata troppo affollata e siamo anche riusciti a scattare senza nessuno intorno (sono le 17 circa, orario perfetto).

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    Ultima tappa della giornata: le Giant’s Causeway. Anche qui avevo letto che era diventata troppo turistica ma ancora una volta l’orario tardo (per gli irlandesi, che cenano prestissimo) ci aiuta. Arriviamo poco prima delle 18 e il visitor center è già chiuso, ma le Causeway sono sempre aperte e allora dove parcheggiare?

    Impostate “Ferrovia del Giant’s Causeway e Bushmills”, c’è un parcheggio gratuito, dovrete camminare 10 minuti in più, ma il paesaggio ripagherà di tutto! Da qui ci sono circa 25/30 minuti di passeggiata per arrivare ma sarete circondati da magnifici panorami e non ve ne accorgerete neanche! Le Giant’s Causeway sono circa 40.000 pietre basaltiche di origine vulcanica che risalgono a circa 60 milioni di anni fa.

    A cosa devono il loro nome, che significa “il selciato del gigante”?

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    Si narra che tanto tempo fa un gigante irlandese di nome Fionn mac Cumhaill litigò con un gigante scozzese, Benandonner. I due si odiavano e un giorno Fionn, dopo l’ennesimo insulto, decise di costruire un sentiero per raggiungere la Scozia, ma non ci riuscì perché Benandonner lo distrusse: ed ecco come è nato il sentiero del gigante.

    Oggi è qualcosa di incredibile: migliaia di rocce di forme uniche spuntano dalla spiaggia. Ci si può arrampicare, esplorare e scattare foto in ogni angolazione. Mia figlia ci vedeva tantissimi troni su cui sedersi, io ci vedevo delle scale di ogni forma. Abbiamo passato quasi un’ora a scoprire questo magico luogo plasmato dalla natura. Uno dei più belli mai visti. Consiglio questo orario per goderlo al meglio senza la folla.

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    Arriviamo che sono quasi le 19.30 al B&B, per fortuna a 2 km dal Selciato, un tipico B&B irlandese, Carnside guest house (consigliatissimo), con camere tradizionali e vista spettacolare con oceano sullo sfondo. Per cena è tardi e dobbiamo arrangiarci con un hamburger take away nel paesino accanto. Purtroppo in questi posti non c’è molta scelta e l’orario non aiuta (la cucina chiude quasi sempre alle 19,30), nei prossimi giorni impareremo ad organizzarci meglio. Ma la serata si conclude comunque alla perfezione con una tortina comprata al supermercato, candeline e un tramonto da favola per festeggiare la mia bambina.

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    GIORNO 3

    Il giorno dopo, abbiamo in programma uno dei castelli più belli d’Irlanda, uno di quelli che mi rimarrà nel cuore per la sua straordinaria bellezza: il Dunluce Castle. E’ un rudere ormai, che si trova a strapiombo su una scogliera e forse questo lo rende così speciale, il paesaggio che lo circonda e che rende tutto suggestivo e magico. Il Dunluce fu costruito nel XIII secolo da Richard Og De Burgh, conte dell’Ulster. Passò in seguito alla famiglia McQuillan e poi al clan dei Mac Donald. Questa zona ha infatti avuto spesso legami con la vicina Scozia. Tornò infine ai Mc Quillan dopo varie vicissitudini, per poi essere abbandonato definitivamente nel XVII secolo. Come mai?

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    Si narra che una notte tempestosa, durante un grande ricevimento, gran parte della cucina crollò e finì in mare. Della servitù sopravvisse solo uno sguattero, che si era rifugiato in un angolo. Una versione racconta che in quell’angolo si trovava anche una zingara, a cui era stato negato l’accesso , ma che si era intrufolata per lanciare una maledizione per vendetta. La famiglia Mc Donnell non volle più risiedere in quel luogo e così abbandonò il castello: era il 1690.

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    Un’altra leggenda racconta che Lady Maeve Roe, figlia del Lord, si innamorò del figlio di una famiglia rivale. Il padre ovviamente non era d’accordo e la rinchiuse in una torre del castello, per impedirle di vederlo. Una notte il suo amato venne a salvarla e tentarono di fuggire con una barca nascosta in una grotta sotto il Castello. L’impresa fallì e i due furono inghiottiti dal mare in tempesta. Il fantasma di lei vivrebbe ancora lì, tra le mura del maniero e nelle notti di tempesta qualcuno giura di aver udito le urla strazianti della ragazza.

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    Tra questa e la leggenda di pirati naufragati qui sotto, il Castello è ricco di storie, vere o presunte, piene di incanto ma angoscianti, memori di un passato così affascinante che non verrà mai dimenticato.

    Tutto questo è immerso in una cornice naturale incredibile: prati verde acceso, l’Oceano che si infrange, panorami senza fine dall’alto di questo sperone roccioso. E’ un luogo senza tempo e senza spazio.

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    Lasciamo questo posto da sogno per la nostra prossima meta, l’ultima location del Trono di Spade: Mussenden Temple. Qui infatti è stata girata una famosa scena con Stannis Baratheon e Melisandre, quando bruciano gli antichi dei sulla spiaggia. In realtà questo luogo è meraviglioso di per sé, quindi vale la pena raggiungerlo, fan o no della serie. Si tratta di un tempietto a strapiombo sull’Oceano, all’interno del quale una volta si trovava una biblioteca. Ci si arriva facilmente con il navigatore e, dopo aver lasciato l’auto (il parcheggio è a offerta libera e non si paga nessun ingresso) con una breve camminata si raggiungono prima i resti di una manor house, una residenza di campagna, e poi il tempio.

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    La bellezza di questo monumento sta, neanche a dirlo, nel panorama che lo circonda: a strapiombo su uno sperone di roccia che costeggia tutta la lunghissima spiaggia sottostante di Downhill. Un paradiso. Infinita spiaggia chiarissima, l’Oceano immenso dai colori strepitosi, il solito verde che ci accompagna dall’inizio di questo viaggio, la pace. Ci sediamo sul muretto e ammiriamo la meraviglia che ci circonda, grati di poter essere qui e di poter vivere queste emozioni incredibili. Ci dilunghiamo, non vogliamo andare via perché la bellezza di questo posto ci pervade e ci regala momenti di pura felicità.

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    Ma, come sempre, abbiamo tante altre cose da visitare e decidiamo di proseguire senza fermarci nel capoluogo della contea, Derry-Londonderry, per mancanza di tempo e lentamente rientriamo nella Repubblica d’Irlanda, per una sosta nella parte nord.

    Si tratta di uno dei cerchi di pietre presenti in Irlanda: ne scegliamo uno semplicemente perché comodo sulla strada per il Donegal. Si chiama Beltany Stone Circle e anche qui arriviamo facilmente grazie al navigatore. Il parcheggio è piccolo e immerso nel nulla e lasciata l’auto ci incamminiamo nel bosco seguendo le indicazioni.

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    Dopo 5 minuti, arriviamo allo spiazzo dove ci sono i resti del cerchio di pietre: sono resti antichi, antichissimi, primitivi di cui, come il famoso Stonehenge, non è ancora chiaro l’utilizzo e lo scopo. Una cosa però è certa: emana un’energia, un’atmosfera ancestrale che sembra provenire direttamente dalla terra. Essendo un sito poco turistico e praticamente sconosciuto, ci si può avvicinare senza limiti e questo lo rende ancora più mistico. Siamo solo noi, il cielo si sta oscurando, il vento si alza. Un altro luogo che rimarrà impresso nella mente. Come me, che da brava fan di Outlander (saga di cui ho tra l’altro parlato qui) provo ad essere trasportata nel XVIII secolo toccando una delle pietre, senza successo ovviamente.

    Tempo di proseguire, verso il Donegal, verso una nuova contea, verso nuovi luoghi tutti da scoprire. Ma questa è un’altra storia…


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